L’Etnoparco Villanova delle Capanne

L’Etnoparco è la sezione all’aperto dell’Ecomuseo e presenta le stupende capanne in canna palustre, un tempo diffuse sull’intero territorio ravennate, ricostruite con assoluta fedeltà dall’ultimo maestro capannaio. I pavimenti erano realizzati in terra battuta e rifiniti con un impasto di terra e acqua. Sopra vi si spargeva, poi, una miscela di polvere di terra e sabbia per evitare che il contadino con gli zoccoli bagnati potesse rovinarlo.
A destra dell’entrata, il bellissimo capanno classico romagnolo, antica abitazione villanovese con l’aggetto che protegge la spurtèla, la porta di ingresso. All’interno sono esposti alcuni attrezzi per il bucato domestico e e’ lanternó, una sorta di cantinetta sopraelevata per conservare il cibo lontano da topi o altri animali.

A fianco, la capanna-cantina. Parzialmente interrata, la cantina è allestita con alcune tipologie di bilance, come la bascula, con le casse dell’uva e il corbello per trasportare le patate, le botti del vino, la pigiatrice a manovella, il bigoncio, la tappatrice, il vino imbottigliato e le conserve alimentari.
Accanto alla cantina, un modello di capanno con tetto a due falde, chiamato anche casino di campagna. Questa struttura poteva avere anche le pareti costruite in mattone crudo o cotto, oppure con fascine di sramature di frutteti e intonacate con una malta di sterco bovino misto a fango.
Proseguendo sul sentiero, si incontra una struttura coperta e aperta su tre lati. Queste costruzioni venivano utilizzate per le prime fasi di lavorazione delle erbe palustri, come ad esempio la pettinatura della carice, che non era possibile eseguire nell’ambiente domestico.

A seguire, un pollaio costruito con i malghèz (steli di saggina), struttura minore realizzata dalla contadina quando non sapeva dove alloggiare le nuove covate, ed un pollaio classico in canna palustre.
Dal lato opposto della corte, sono collocate altre costruzioni tipiche. La prima che si incontra è la capanna stagionale del salinaro, una struttura semplice e povera, realizzata con rami di salice arcuati e coperta con le stuoie che già erano servite per proteggere le cataste del sale. In queste strutture i salinari sono nati, cresciuti e hanno lavorato per tutta la loro vita durante la stagione del sale.

Accanto, un paretai, paretaglio da valle a cielo aperto, nascondiglio del cacciatore; lo stagno delimitato dalla palizzata che comunemente serviva ad arginare i terreni vallivi; le vegetazioni spontanee tipiche delle nostre valli e l’anatra autoctona romagnola. A destra dello stagno, il piccolo pontile di legno e la cavâna, tipico ricovero per le barche di acqua dolce situato in prossimità delle zone umide.