Musei etnografici: il contesto regionale

Si può dire che l’Emilia-Romagna abbia consapevolezza delle profonde trasformazioni avvenute in pochi decenni sul proprio paesaggio e sullo storico rapporto con la campagna e che paghi questo debito di memoria con una particolare attenzione verso i musei del mondo rurale, affidando loro il compito di studiare e rappresentare le radici dei diversi territori che la compongono.

Fra i complessivi 35 musei etnografici presenti in regione sono nate negli ultimi anni alcune reti di coordinamento specifico, come i 19 Musei del Mondo Rurale e del Gusto, vocati alla cultura agro-alimentare dei vari distretti, i 13 Ecomusei più attenti al rapporto fra innovazione e tradizione della cultura materiale, presenti soprattutto nella parte occidentale della regione, all’interno dei quali 6 realtà particolari, nelle province di Ferrara e Ravenna, collaborano attivamente nel GAL Delta 2000.

I primi sono descritti nel portale Musei del Mondo Rurale in Emilia Romagna, i secondi si sono organizzati in una rete molto vivace che comprende: il Museo dell’Aceto Balsamico tradizionale di Spilamberto (MO), il Museo del Cielo e della Terra di San Giovanni in Persiceto, l’Ecomuseo dell’Acqua di Sala Bolognese, il Museo della Collina e del Vino di Serravalle Bolognese, l’Ecomuseo di Argenta, il Museo del Cervo di Mesola, la Manifattura dei Marinati di Comacchio e il Centro di Documentazione sul Mondo Agricolo ferrarese di S. Bartolomeo in Bosco, IDRO Ecomuseo delle Acque a Ridracoli (FC) e nel ravennate il Museo del Sale di Cervia, il Giardino delle Erbe officinali di Casola Valsenio, il Museo del Paesaggio dell’Appennino faentino nella Rocca di Riolo Terme e l’Ecomuseo delle Erbe Palustri a Villanova di Bagnacavallo.
In mancanza di una legislazione specifica sugli ecomusei questi sistemi tematici tendono alla tutela di patrimoni immateriali come “il saper fare” e sviluppano azioni di responsabilità delle varie comunità nei confronti degli ambienti naturali che hanno alle spalle.

Lo scopo dichiarato è quello di non restare ostaggio della nostalgia prodotta da arnesi e mestieri ormai scomparsi, quanto invece di trarre, dalla consapevolezza della tradizione, senso di appartenenza, rispetto e conoscenza delle specificità ambientali e se possibile, spunti creativi per rilanciare pratiche artigianali ancora preziose per l’economia del territorio.