Una comunità particolare

Villanova è la frazione più grande del Comune di Bagnacavallo, a 6 chilometri dal capoluogo, con una popolazione attuale di circa 2.800 abitanti.
Le prime fonti d’archivio vi citano una chiesa fin dal 1272 e un modesto insediamento di 32 focularia fin dal 1371.
Già dalle più antiche descrizioni, forse per la marginalità del territorio o per la laicità degli abitanti, o più probabilmente per i vincoli di mercato imposti dai signori di Bagnacavallo, è sempre stata accentuata la diversità e la rivalità di Villanova rispetto al capoluogo dove, per contro, le istituzioni religiose, benefiche e conventuali sono state sempre numerose.

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Le tensioni che in Romagna hanno caratterizzato i rapporti fra città e campagna, qui sono risultate negli anni ancora più aspre.
Veri e propri scontri armati fra le due comunità, tali da provocare anche delle vittime, si ebbero per certo nel 1796 quando, approfittando dei rivolgimenti innescati dal passaggio delle truppe napoleoniche, una schiera di villanovesi, volendo riscattarsi da certe sevizie perpetrate da certi signori di Bagnacavallo marciarono sulla città e per tre giorni la tennero in pugno, guidati dal capopolo Domenico Maria Graziani, detto Cavicchio, di professione pescivendolo.
Altre sommosse si registrarono nel corso dell’Ottocento, in occasione dei vari moti risorgimentali, e in particolare nel giugno del 1859, negli ultimi giorni di dominazione temporale del Papato su questi luoghi.

Ma soprattutto fu la sollevazione del 2 maggio 1898 che vide i villanovesi guidare la protesta contro il Comune di Bagnacavallo per chiedere l’abolizione del dazio sulle farine macinate, l’abbassamento del prezzo del pane e la concessione di nuovi lavori pubblici per fronteggiare la disoccupazione.
Al fuoco dei Carabinieri seguì un bilancio di quattro morti e numerosi feriti: in testa una vedova poverissima di Villanova, Vincenza Randi, di professione lavandaia e 51 furono gli imputati processati per questa sommossa nell’agosto successivo.
Così pure, anche in occasione dello sciopero generale del giugno 1914, detto della Settimana Rossa, a Villanova furono incendiati e devastati sia la chiesa di Sant’Apollinare che la casa del parroco, oltre alla sede del Partito monarchico.
Alla fine dell’agitazione furono inferte 24 gravi condanne, poi rientrate allo scoppio della Grande guerra.
Anche nel corso del Ventennio a Villanova e dintorni si sviluppò un movimento antifascista più attivo e partecipato che in altre parti del comune.

La lotta di liberazione conobbe qui momenti drammatici ma anche di ampia partecipazione.
I soldati canadesi del Cape Breton Higlanders Rgt. che vi giunsero l’11 dicembre 1944 per liberarla decisero però di riconoscere l’aiuto e la fiducia degli abitanti di Villanova costruendovi uno dei loro caratteristici cimiteri militari, curati dagli addetti della War Graves Commission, ove ogni anno si danno appuntamento i reduci e i familiari dei combattenti d’Oltreoceano.